Pelaverga
I 30 anni della Doc del Pelaverga sono l'occasione per scoprire le caratteristiche uniche di questo vino
di Maria Luisa Basile
18 Novembre 2025
Quando penso al Pelaverga, affiora subito alla mente l’immagine di Verduno, piccolo paese collinare di Langa con la classica topografia disegnata da chiesa, municipio e castello.
Trilogia arricchita dal Belvedere, un vasto prato incorniciato da alberi di tiglio e ippocastano, dal quale trabocca un panorama da vertigine sul profilo delle colline vitate fino all’arco delle Alpi all’orizzonte. Dai grappoli di questi vigneti nasce il Pelaverga, un vino dal carattere peculiare che a novembre 2025 festeggia i 30 anni della Doc.
La ricorrenza è l’occasione per ricordare la storia del vitigno, visitare il territorio di Langa al quale lega la propria identità e scoprire le caratteristiche che rendono il Pelaverga un vino unico e di grande versatilità negli accostamenti gastronomici.
Pelaverga e Verduno, dalla crisi del secolo scorso a elemento identitario
Il Pelaverga rappresenta l’espressione di un territorio distinto, Verduno, la “sentinella delle Langhe”, che nel tempo ne ha disegnato il profilo trasmettendogli caratteristiche uniche. Verduno è un piccolo paese rurale dove la quiete è animata da una comunità che ha saputo salvaguardare la tradizione vinicola e trasformarla in risorsa in un momento cruciale.
Se negli anni Cinquanta e Sessanta la produzione di Pelaverga era esigua e il vitigno rischiava di scomparire fagocitato da Nebbiolo e Barolo, la svolta cruciale si ha dagli anni Settanta. Nel 1972 nuovi vigneti interamente a Pelaverga piccolo sono impiantati su iniziativa del Castello di Verduno, seguito da altre aziende pioniere. Erano anni in cui le campagne venivano abbandonate per andare a lavorare nelle città vicine, e il Pelaverga rappresentò una strategia per ricostituire la comunità e riunirla intorno a una risorsa presente nel territorio.
Nel 2000 nasce l’associazione dei produttori di Verduno Verduno è uno, che già operava in via informale dagli anni Ottanta, fondata da sei aziende (Castello di Verduno, Fratelli Alessandria, Commendator G.B. Burlotto, Gian Carlo Burlotto – Cantina Massara, Bel Colle, Vinandolo di Antonio Brero) e che oggi ne comprende 17: Bel Colle, Alessandria Verduno Burlotto Gian Carlo, Cadia, Cantina Terre del Barolo, Castello di Verduno, Comm. G.B. Burlotto, Fratelli Alessandria, Gian Luca Colombo, I Brè, Morra Diego, Poderi Einaudi, Poderi Roset, Ramello Gianni, Reverdito Michele, San Biagio, Scarpa, Sordo Giovanni.
Il lavoro collettivo di valorizzazione del Pelaverga continua e si consolida con l’istituzione
della Doc Verduno Pelaverga nel 1995 che nel 2025 festeggia i 30 anni di una varietà autoctona che custodisce e rispecchia i caratteri e i valori di un territorio di Langa rimasto autentico.
Le origini del nome Pelaverga
Il nome del vitigno Pelaverga si lega probabilmente al latino pellis virga, richiamando la tecnica della parziale pelatura dei ramoscelli della vite impiegata per favorire la maturazione dei grappoli.
Pelaverga “grosso” e “piccolo”
Del Pelaverga in Piemonte si conoscono due diversi vitigni autoctoni coltivati in zone differenti. Il motivo per cui uno è denominato “grosso” e l’altro “piccolo” sta nella caratteristica che li differenzia: le dimensioni dell’acino.
Il Pelaverga grosso è originario delle zone pedemontane del Saluzzese, in provincia di Cuneo ed è diffuso anche nel torinese dove è detto Cari, da Chieri.
Tradizione vuole che il Pelaverga piccolo venga introdotto in Langa nel XVIII secolo dal beato Sebastiano Valfrè, portato dal Saluzzese a Verduno, ma gli studi dimostrano che in realtà il Pelaverga piccolo presenta caratteristiche agronomiche ed enologiche peculiari che ne fanno una cultivar a sé stante e diversa dal Pelaverga grosso.
Il vitigno Pelaverga
Pelaverga è un vitigno di grande adattabilità e vigore. Allevato prevalentemente a contro spalliera, il germogliamento tardivo lo protegge dalle gelate primaverili
I grappoli sono di dimensioni medio-grandi, di forma conica o piramidale allungata, alati e compatti.
L’acino è medio-piccolo, sferoidale o ellissoidale, con buccia di medio spessore dalle
sfumature violette e molto pruinosa. La vendemmia, solitamente effettuata nella prima decade di ottobre (dopo il dolcetto), è ormai anticipata alla seconda metà di settembre.
Caratteristiche del Pelaverga
Il vino ottenuto da Pelaverga piccolo ha colore tenue di un bel rubino con toni violacei.
A renderlo immediatamente riconoscibile è l’aromaticità piacevolmente speziata di pepe, sia bianco sia verde, insieme a note che possono spaziare dal curry al coriandolo. Il motivo di questa pronunciata nota speziata è scientifico e risiede in una concentrazione significativa di rotundone (circa 40 ng L-1), una molecola aromatica naturale della famiglia dei sesquiterpeni che conferisce una nota di pepe distintiva già a una soglia olfattiva molto bassa (16 ng L-1 nel vino).
Al gusto si percepiscono acidità contenuta e tannino lieve, equilibrio e struttura medio leggera di buon tenore alcolico.
Il disciplinare del Pelavarga Verduno
L’areale di produzione del Pelaverga include il territorio del comune di Verduno (27.8 ettari circa) e una porzione situata nei comuni di Roddi (4.24 ettari) e La Morra (2 ettari), per un totale di poco superiore ai 34 ettari. Una crescita del +382% rispetto al 1995.
Il disciplinare prevede una sola tipologia, il rosso fermo-secco ottenuto da uve Pelaverga piccolo per almeno l’85%. Anche se per il restante 15% possono contribuire altre varietà a bacca nera idonee alla coltivazione nella regione Piemonte, quasi tutti i vini in commercio sono da Pelaverga piccolo in purezza, a sottolineare il lavoro dei produttori su crescita e valorizzazione del vitigno. Un lavoro collettivo, dei produttori di lungo corso e giovani alla seconda generazione, impegnati nella crescita della produzione, della qualità e varietà delle etichette proposte.
Pelaverga in numeri
A partire dal 2004 la produzione di Pelaverga ha sempre raggiunto e poi stabilmente superato le 100.000 bottiglie.
Nella vendemmia 2024 sono stati rivendicati a Doc Verduno Pelaverga 1.947 ettolitri dichiarati da 35 viticoltori, 23 vinificatori e 23 imbottigliatori, per una produzione complessiva di 230.425 bottiglie certificate, in lieve flessione rispetto alle 245.475 del 2023 ma in crescita rispetto alle 178.013del 2021 e alle 204.875 del 2022.
Degustazione Pelaverga Vendemmia 2024
Una degustazione della vendemmia 2024 di Pelaverga ha mostrato un ventaglio di vini di interpretazione sia classica sia più sperimentale.
Il Verduno Pelaverga Doc 2024 “Speziale” Fratelli Alessandria è un Pelaverga paradigmatico per equilibrio, eleganza e per la peculiare nota speziata che richiama con spontaneità il pepe.
Esemplare del desiderio di “interpretare” il Pelaverga delle nuove generazioni di produttori è il Verduno Pelaverga Doc 2024 Gian Luca Colombo, vinificato in anfore di terracotta. Colombo si propone di trasfondere in ogni bottiglia le caratteristiche peculiari del vitigno, del territorio e di ciascuna annata attraverso un affinamento importante ma non preponderante.
Come abbinare il Pelaverga ai piatti?
Un vino aromatico come il Pelaverga offre una grande varietà di abbinamenti gastronomici. Il Pelaverga va a nozze con antipasti tipici piemontesi come carne cruda battuta al coltello condita con olio extravergine d’oliva Parmigiano a scaglie sottili e una spolverata di pepe che ne amplifica il carattere balsamico, vitello tonnato con salsa alla maniera antica ma anche moderna (con o senza maionese), tajarin insaporiti al ragù, plin e agnolotti ripieni di carne. Freschezza e acidità del sorso lo rendono capace di accompagnare secondi di carne di gusto importante come Finanziera e Bollito misto, ma anche ricette di pesce cucinato in zuppe con il pomodoro.
Dove mangiare e dormire a Verduno
Castello di Verduno
Ristorante e Hotel
Un castello nel cuore Verduno ricco di rimandi alla storia nella quale si intrecciano i nomi dell’architetto Juvarra, di re Carlo Alberto e del generale Staglieno, enologo del Conte Camillo Benso di Cavour e antesignano della moderna enologia piemontese. Al Castello di Verduno si produce vino (il Barolo veniva servito alla Mensa Reale dei Savoia a Torino) e si offre ospitalità, nelle belle camere con arredi antichi e nella foresteria e nel ristorante ospitato nelle salette color cognac a piano terra. La chef Alessandra Buglioni di Monale è erede di generazioni al femminile strettamente legate al territorio inteso come storia, tradizione gastronomica e fonte di approvvigionamento di prodotti, e ogni suo piatto esprime una concezione di cucina virtuosa e schietta, dai tajarin al burro erbe e tartufo ai risotti ai dolci arricchiti da elisir prodotti in casa.
La Sbornia
Ristorante
Un parallelepipedo definito da linee di geometrico disegno contemporaneo offre dalle vetrate la vista sul panorama collinare del territorio di Langa intorno a Verduno. Con lo sguardo catturato dalle vigne di Pelaverga, si gusta la cucina di Carmela Straniero, ennesimo caso di chef originaria del Sud (la Puglia in questo caso) innamorata della Langa e capace di esprimere una cucina di personalità e dialogo fra tradizione langhetta e ispirazioni mediterranee, dal vitello tonnato alle caramelle di Burrata con Gambero Rosso di Mazara passando per CCC caciocavallo calamaro e cozze.
…







