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Risale agli inizi della storia dell’umanità l’uso di erbe aromatiche, così chiamate perché emanano aromi gradevoli, e di erbe officinali, contenenti principi attivi che si utilizzano in modo naturale a scopo terapeutico. Fin dalle epoche più remote lo spirito di osservazione è stato raffinato in modo da poter comprendere le virtù delle piante e distinguere le specie che potevano servire come alimento da quelle utili per combattere le malattie. |
Fiori, germogli, fogliette e radici costituivano un tempo un ricco bagaglio di virtù olfattive, salutistiche e gastronomiche da conoscere e utilizzare secondo necessità e stagione in decotti o tisane, minestre o zuppe, frittate o insalate, condimenti o ripieni. Nei secoli passati le erbe rappresentavano una risorsa terapeutica spesso gestita dalle donne che si tramandavano conoscenze empiriche di generazione in generazione.
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Le herbarie, popolane donne delle erbe conoscitrici delle virtutes herbarum e di un sapere a metà fra tradizione e magia, erano capaci di curare con metodi alternativi alle tecniche mediche convenzionali. Punto di riferimento per le comunità agricole e pastorali, vi occupavano un ruolo preciso e potevano contare su un certo riconoscimento sociale: erano coloro che guarivano. |