Ferdy Wild è un sogno di natura ed esperienze gastronomiche di spessore
Si entra in questo mondo onirico attraversando a piedi il ponte verde sul fiume Brembo a Lenna, in un rito iniziatico di condivisione che accomuna tutti coloro che arrivano in questo particolarissimo agriturismo in Val Brembana.
Oltre il ponte, lasciato alle spalle lo scroscio tumultuoso delle acque, ci si inoltra nell’universo Ferdy Wild creato dalla famiglia Quarteroni negli anni Ottanta su impulso di Ferdy-Ferdinando insieme alla moglie Cinzia e ampliato con nuovi progetti dai figli Nicolò e Alice.
Oltre il ponte verde
Un cosmo nel quale scoprire prati verdi e alberi imponenti con il sipario delle montagne Orobie sullo sfondo, pony è ancora pony (soprannominati la gang, ispirano anche il profilo di ghiotti biscotti offerti a colazione e nelle camere), la stalla delle mucche (dove volendo si può praticare la mungitura) e delle capre orobiche, il maneggio dei cavalli affacciati curiosi alle guardiole, il buon umore scodinzolante di Orobie, il fuoco acceso nel braciere davanti alla baita…
…l’esperienza gastronomica unica e molto personale del ristorante con stella verde conquistata nel 2025 con lo chef Alessio Manzoni, il casaro Alberto che zangola il burro servito a tavola e i formaggi artigianali poggiati su un rustico carrello in legno a piani come su un trono di tome, le camere con i nomi delle pratiche agricole di montagna, il borgo benessere per una remise en forme personalizzata con trattamenti curativi o semplicemente distensivi per i quali vengono usati prodotti a base di erbe (gli stessi offerti nel necessaire dei bagni delle camere, inclusa la crema per le mani e una mattonella di sapone).
Il ristorante stella verde Michelin
La sera si cena nel nell’edificio in pietra e grandi vetrate. Dalla sala principale dominata dal grande camino si accede a un secondo ambiente dall’atmosfera ancora più raccolta, con soffitti bassi come di grotta.
Proprio di fronte, all’esterno, si estende lo spazio dove il convivio si trasferisce nella bella stagione, una striscia profonda oltre l’arco in pietra con tavole e panche in legno circondate da alberi che protendono i rami a creare ombra e riparo ma che anche in inverno disegnano uno scorcio suggestivo e romantico.
Nel ristorante di Ferdy Wild Nicolò Quarteroni accoglie, intrattiene, racconta e rende ancora più vivace l’esperienza gastronomica firmata dallo chef Alessio Manzoni che per Ferdy Wild ha ideato una cucina nella quale i termini gourmet e fine dining acquistano identità nuove, modellate sulle tradizioni del territorio delle Orobie orientali innervate di creativa modernità.
L’accoglienza si esprime prontamente con l’arrivo del Pane cotto nel forno a legna scortato dal Burro zangolato soffice come una nuvola, seguiti dalla Polpetta 1989 che intorno al nucleo di formaggio crea la sua trama saporosa di erbe spontanee di montagna smorzate dalla punta acida del gel al mirtillo.
Solo carni etiche in menu, per un benessere animale praticato sin dall’origine, scegliendo razze locali come la Bruna Alpina, mai macellate giovani e usate nella loro interezza, nel senso più profondo della assenza di spreco impiegandone ogni taglio e valorizzando in modo originale anche quelli meno nobili con tecniche di stagionatura dagli esiti inaspettati, come il fegato di mucca stagionato al punto da sembrare un blocco di sapone che grattugiato al tavolo sullo spaghetto mantecato al burro gli dà una spinta di gusto difficile da immaginare.
Esemplare sintesi di gusto ed etica il piatto Orobie orientali, un Filetto di Vacca Etik presentato come un tondo collage di sottili fette di carne scottate con la tecnica shabu shabu, sopra cotto e sotto crudo in un mosaico di sapori nel quale si inseriscono erba cipollina e coclearia, l’erba super vitaminica raccolta in acqua nella Val d’Inferno che nel sapore riprende la nota piccante e aromatica del nasturzio, il tutto posato sull’onda morbida di un ristretto di brodo vegetale.
Omaggio ulteriore alla vacca, simbolo dell’economia rurale di montagna, è il Risotto che Ferdy Wild le dedica. Il riso Riserva San Massimo viene cotto in un infuso di latte e fieno che gli conferisce una straordinaria cremosità da colgiere con il cucchiaio di legno con il quale mescolare ogni boccone nella salsa realizzata con le lunghe radici di un’erba infestante delle montagne, il Romice alpino, e un fondo di ulteriore dolcezza realizzato con corteccia di abete e cacao.

Riporta alle trame vegetali il Cavolfiore in crosta di sale e fieno con l’onda morbida del beurre blanc al Metodo classico di Nicola Gatta a dargli rotondità e innestare un gioco di memoria di caffellate unito al fondo di caffè di cicoria. Interludio che precede il Capretto Orobico preparato in una gustosa terrina nella quale si intrecciano le trame della glassa di uva fragola, delle erbette e degli aromi inconfondibili della brace e del tartufo.
Spugna di muschio, è il dessert completato al tavolo dallo chef che, presentandolo su una supericie in legno, accentua l’aspetto naturale di lichene sul quale sono posati come perle di rugiada i molti sapori che lo componono: namelaka al cioccolato, gocce di mirtillo, crumble al grano saraceno e funghi, yogurt, grue di cioccolato, Amaro del Ferdy.
Maria Luisa Basile



