Le donne delle erbe

di redazione

29 Marzo 2010

Risale agli inizi della storia dell’umanità l’uso di erbe aromatiche, così chiamate perché emanano aromi gradevoli, e di erbe officinali, contenenti principi attivi che si utilizzano in modo naturale a scopo terapeutico. Fin dalle epoche più remote lo spirito di osservazione è stato raffinato in modo da poter comprendere le virtù delle piante e distinguere le specie che potevano servire come alimento da quelle utili per combattere le malattie.
Fiori, germogli, fogliette e radici costituivano un tempo un ricco bagaglio di virtù olfattive, salutistiche e gastronomiche da conoscere e utilizzare secondo necessità e stagione in decotti o tisane, minestre o zuppe, frittate o insalate, condimenti o ripieni. Nei secoli passati le erbe rappresentavano una risorsa terapeutica spesso gestita dalle donne che si tramandavano conoscenze empiriche di generazione in generazione.
Le herbarie, popolane donne delle erbe conoscitrici delle virtutes herbarum e di un sapere a metà fra tradizione e magia, erano capaci di curare con metodi alternativi alle tecniche mediche convenzionali. Punto di riferimento per le comunità agricole e pastorali, vi occupavano un ruolo preciso e potevano contare su un certo riconoscimento sociale: erano coloro che guarivano.